Giochi da tavolo nella didattica: intervista a Maestre Disordinarie
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Chi lavora ogni giorno in classe lo sa: mantenere viva l’attenzione, coinvolgere tutti gli alunni e rendere l’apprendimento davvero significativo non è sempre semplice.
I giochi da tavolo possono essere uno strumento valido per coinvolgere i bambini e rendere i momenti di apprendimento non solo più divertenti per loro, ma anche più efficaci e inclusivi.
Ne abbiamo parlato con Barbara di Maestre Disordinarie, che usa quotidianamente i giochi da tavolo per la didattica, creando momenti di apprendimento pratico e significativo.
Scopriamo insieme, attraverso la sua esperienza, perché i giochi da tavolo funzionano a scuola, quali competenze permettono di sviluppare, e come sceglierli e usarli in base alle esigenze della classe e agli obiettivi da raggiungere.
Perchè usare i giochi da tavolo nella didattica?
L’inserimento dei giochi da tavolo nella programmazione e nella pratica didattica ha diversi risvolti positivi. In generale usare i giochi da tavolo come strumento scolastico significa potenziare non solo competenze disciplinari ma anche, e forse soprattutto, sviluppare le soft skills, rendendo l’apprendimento significativo e coinvolgente.
I board game sono elementi versatili, anche se non ideati in un’ottica prettamente didattica, si possono trasformare in strumenti didattici ad alta intensità cognitiva e sociale, che trasformano contenuti e abilità in compiti autentici, regolati da istruzioni, vincoli, obiettivi e feedback immediati. In prospettiva pedagogica, il gioco favorisce l’apprendimento attivo, la partecipazione e la costruzione di significato attraverso l’azione e l’interazione.
In particolare, nella scuola (di qualsiasi grado) sono utili perché:
- Allenano funzioni esecutive e competenze di base: attenzione, memoria di lavoro, inibizione, pianificazione, flessibilità, che sono pre-requisiti trasversali e fondamentali per tutti gli apprendimenti.
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Migliorano la cooperazione e le competenze sociali: rispetto dei turni, negoziazione, assunzione di ruoli, gestione dei conflitti, responsabilità individuale anche dentro un compito comune;
Sono inclusivi sotto più punti di vista: nel gioco tutti i bambini ricoprono un ruolo attraverso le proprie competenze e capacità, il contesto ludico abbassa la soglia di esposizione all’errore e favorisce la partecipazione anche degli alunni più inibiti o con maggiore ansia da prestazione - Permettono la valutazione formativa “in situazione”: il docente può osservare strategie, errori ricorrenti, linguaggio usato, autoregolazione, e restituire feedback mirati;
- Favoriscono l’autovalutazione e l’autoefficacia: il gioco fornisce feedback immediati attraverso i quali gli alunni hanno la possibilità di riflettere sulle proprie “mosse” e aggiustare “il tiro”, inoltre questo permette loro di migliorare il senso di competenza e quindi l’autostima.
Consigli e spunti su come scegliere i giochi giusti
Un primo criterio fondamentale nella scelta dei giochi da proporre in classe è che il docente conosca direttamente il gioco. Questo significa averlo sperimentato in prima persona, averne compreso le regole, le dinamiche, le criticità e le potenzialità. Non è possibile proporre in modo efficace un gioco agli alunni se non si è in grado di padroneggiarlo, spiegarlo con chiarezza e adattarlo al contesto classe. Inoltre, è proprio dalla conoscenza profonda del gioco che nascono le intuizioni didattiche: solo giocando emergono le connessioni tra meccaniche ludiche e obiettivi di apprendimento.
Un secondo criterio, altrettanto importante, è trattare il gioco come task didattico. La progettazione non parte dal gioco in sé, ma dall’obiettivo: prima si definiscono le competenze o le abilità da allenare, poi si individuano giochi o meccaniche che rendano tali competenze visibili, esercitabili e osservabili. In questo modo il gioco diventa uno strumento potente a supporto dell’apprendimento, sia per i contenuti disciplinari sia per le abilità trasversali.
Come usare i giochi da tavolo con tanti bambini
Dal punto di vista organizzativo, è necessario considerare che molti giochi da tavolo non sono pensati per gruppi numerosi come una classe. Per questo motivo, in alcuni casi risulta più efficace estrapolare singole dinamiche, meccaniche o componenti di un gioco e utilizzarle all’interno di attività didattiche progettate ad hoc. Questa possibilità consente di personalizzare l’apprendimento, adattandolo ai bisogni specifici del gruppo classe o di singoli alunni, e rappresenta uno dei principali punti di forza dei board game in ambito educativo.
Quando invece un gioco risulta pienamente coerente con gli obiettivi didattici nella sua interezza, è possibile organizzare la classe in gruppi di lavoro e strutturare l’attività secondo una didattica a stazioni, permettendo agli alunni di sperimentare diversi giochi o diverse modalità di utilizzo dello stesso gioco, in un contesto strutturato e intenzionale.
Best practices e consigli su come usare i giochi, anche con tanti bambini
L’utilizzo dei giochi da tavolo in classe richiede una progettazione intenzionale, sia dal punto di vista didattico che organizzativo. Una delle prime buone pratiche riguarda la gestione del tempo e delle routine: prima di giocare è necessario dedicare spazio alla condivisione esplicita delle regole, spesso attraverso una spiegazione guidata e almeno un turno di prova. Questo passaggio è fondamentale affinché il gioco non diventi un’attività dispersiva, ma rimanga funzionale agli obiettivi di apprendimento.
Durante l’attività, il ruolo del docente è quello di osservatore e facilitatore. Il gioco consente di raccogliere evidenze autentiche sui processi messi in atto dagli alunni, come le strategie utilizzate, il linguaggio impiegato, la capacità di autoregolarsi, di collaborare e di affrontare la frustrazione. È importante prevedere sempre un momento di riflessione finale, in cui verbalizzare ciò che ha funzionato e le difficoltà incontrate.
Dal punto di vista disciplinare, alcune tipologie di giochi si prestano in modo particolare a essere utilizzate in classe sia per le esperienze di gioco per cui sono state pensate, sia per obiettivi individuati da noi docenti.
Giochi da tavolo per la didattica sulla base degli obiettivi individuati

I giochi di carte basati sui numeri come “Le carte della nonna“, che permettono confronti o combinazioni risultano molto efficaci per la matematica: calcolo mentale, confronto di quantità e pensiero strategico. In questi contesti l’errore diventa parte naturale del processo e il feedback è immediato, favorendo l’autocorrezione e l’autoregolazione.
Per esempio, alcuni insegnanti usano le carte napoletane per fare giochi su maggiore e minore e noi stessi abbiamo creato le Carte della Nonna di Cappuccetto Rosso con tanti spunti nel libretto proprio per usarle in classe.
Allo stesso modo, giochi di carte illustrati o basati su sequenze narrative, come per esempio “Il lupo scorreggione” possono essere utilizzati per lo sviluppo della scrittura creativa e della competenza testuale. Attraverso la costruzione e la riorganizzazione di sequenze, gli alunni sono chiamati a riflettere sulla struttura del racconto, sulla coerenza temporale e causale e a trasformare immagini in narrazione, sostenendo la produzione scritta in modo graduale e guidato.
I giochi di ruolo, come “Fatti mandare dalla mamma” offrono importanti opportunità sul piano educativo e formativo. L’immedesimazione in un personaggio o in un ruolo specifico consente agli alunni di sperimentare punti di vista diversi dal proprio, sviluppando empatia, capacità di ascolto e consapevolezza delle differenti abilità necessarie per raggiungere un obiettivo.

I giochi da tavolo che prevedono sfide comunicative come “Il gioco di Groem” si prestano inoltre molto bene all’insegnamento dell’inglese. In questo caso, il gioco diventa un contesto comunicativo autentico, in cui l’uso della lingua è funzionale all’azione. Attraverso routine linguistiche ripetute e supporti visivi, anche gli alunni con competenze linguistiche iniziali possono partecipare attivamente, utilizzando la lingua in modo significativo e non decontestualizzato.
In tutti questi casi, una buona pratica è ricordare che non sempre è necessario utilizzare un gioco nella sua interezza. Talvolta risulta più efficace estrapolare meccaniche, dinamiche o materiali e integrarli all’interno di attività didattiche progettate su misura per il gruppo classe. Questa flessibilità rende i giochi da tavolo strumenti particolarmente adatti alla personalizzazione dell’apprendimento e alla costruzione di percorsi inclusivi, motivanti e significativi.
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